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Affilatura
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Questa lezione è tratta dal libro di Giuseppe Binel "Manuale di scultura su legno" Affilatura con mola ad acqua Pietre ad acqua e ad olio La parte terminale dei ferri da taglio ha uno smusso che viene chiamato bisello ( o ugnatura o scarpa ), che penetra nel legno separandone le fibre. Il filo può essere a tagliente interno, esterno o a due taglienti, e l'angolo di sfoglia, che determina la lunghezza del bisello, può andare da 20° a 30°. L'affilatura consiste, in sostanza, nel trovare per ogni situazione di scavo il giusto angolo di penetrazione asportando il metallo in eccedenza fino a ottenere un taglio dal filo finissimo e uniforme. E' evidente che tanto più l'angolo di sfoglia è acuto, quanto più la lama taglia e penetra facilmente, ma il suo filo è fragile, mentre in caso contrario ha più resistenza al taglio ma una durata superiore. I parametri che condizionano l'angolo di taglio sono :
Si può paragonare la lunghezza del bisello alla mina di una matita che ognuno sceglie in base alla maggiore o minore leggerezza del tratto, della carta e così via. Le affilatrici ad umido che troviamo in commercio possono avere la mola in pietra orizzontale o verticale, saturata con acqua od olio. Le più comuni sono quelle con la mola verticale, raffreddata ad acqua con una velocità di rotazione che varia da 100 a 200 giri al minuto e con una grana fine ( 250 grani ), media ( 180 grani) o grossolana ( 50 grani ). L'affilatura viene eseguita posando lo smusso sulla pietra ed esercitando una pressione costante. Le sgorbie vanno fatte ruotare lentamente in modo che il bisello sia uniforme da un capo all'altro del taglio. Gli scalpelli si muovono lateralmente nei due sensi, per correggere le leggere imperfezioni della superficie della pietra; gli scalpelli a V vanno affilati come se fossero due scalpelli, l'angolo delle due ali della lame è però quasi sempre non perfettamente a spigolo e si formerà perciò in fondo al V una sorta di rostro che andrà eliminato arrotondando esteriormente lo spigolo fino a raggiungere il filo. Le pietre per affilare limano il metallo della lama dando al tagliente la forma voluta e il filo. Possono essere a taglio grosso, e in questo caso asportano più materiale ma lasciano un filo più grossolano, a taglio medio e a taglio fine, che consentono un'affilatura migliore. Possono inoltre essere sagomate con forme diverse per aderire alle diverse fogge di sgorbie e scalpelli e essere ad acqua o a olio. Le pietre ad acqua ( la più fine è quella dell'Arkansas ) si bagnano con acqua e petrolio. Le pietre ad olio di qualità pressoché pari a quelle ad acqua ma di durata superiore, non devono mai essere usate asciutte, perché se ne otturerebbero i pori e vanno lubrificate con olio da macchina raffinato o olio di paraffina. Le pietre nuove vanno saturate d'olio e tenute al riparo dalla polvere. Si può rettificare la superficie di una pietra o modificarne la forma strofinando la stessa su una lastra di marmo con acqua e polvere per smerigliare per le pietre naturali e acqua e carborundum per le pietre artificiali. Per finire l'affilatura si passa l'utensile su una striscia di cuoio, detta coramella, trattata con il rosso da gioiellieri o polvere di crocus o sego, che può essere incollata sul legno, piano per l'affilatura esterna, e sagomato per l'affilatura interna.
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